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venerdì 18 febbraio 2011

Il liberismo ed i Grandi Liberali all'Amatriciana

Avete presente la riunione dei Grandi Liberali al teatro Dal Verme promossa da Ferrara e pubblicizzata a gran voce da tanti mezzi d'informazione (il TG1 in testa ovviamente in modo studiato e programmato) ben oltre il valore di tale notizia (in fondo è stato un mezzo flop)?

Ebbene si ritrovavano "in mutande" a protestare contro i giudici e "sputtanopoli" GRANDI LIBERALI come Ferrara, Ostellino e persino Sallusti (si proprio quello del caso Boffo e del "Fango Quotidiano" ;-) ), denuciando il pericolo di una deriva Puritano-Etica (rischio che solo fumando roba mooolto buona si puo' vedere incombente nell'Italia di oggi).

Lo SPIRITO LIBERALE che alberga in questi signori si risveglia magicamente quando meno te l'aspetti (guarda caso quasi sempre quando c'è da difendere Silviuccio, piu' o meno disinteressatamente), ma DIMETICA SEMPRE DI INDICARCI A QUALE MODELLO DI DEMOCRAZIA LIBERALE FARE RIFERIMENTO:
  • Agli USA, dove processano Presidenti se mentono alla Nazione? I deputati si dimettono per mancati contributi alla colf o invio di foto ose? Dove ci sono seri controlli e per evasione fiscale si va in galera? (no... Troppo Etico, vero?)
  • Allora all'Inghilterra dove il Segretario di Stato di dimette per pochi Euro non dovuti nel rimborso spese? (no...Troppo Puritano!)
  • Alla Russia di Putin, allora, dove sparano ai giornalisti? (Troppo Fico!)

SIGNORI, I MODELLI LIBERALI all'ITALIANA SONO UNA PRESA IN GIRO, UNA BUFALA!

Loro lo sanno (il loro scopo è difendere il capo). Non prendiamoli sul serio!!


lunedì 10 gennaio 2011

Perche' Marchionne non Gioca alla tedesca!! E l'Italia deve stare attenta!

Fatico a capire a quale modello faccia riferimento Marchionne per restituire competitivita' alle produzioni Italiane.
Ragionandoci un attimo.... (ammetto di non essere un esperto e non ho certo a disposizione tutti i numeri per giudicare, se sbaglio correggetemi).
Dunque...immagino che il gap in termini di costo del lavoro con i Paesi emergenti/low cost sia comunque importante e non sono i 10 minuti di pausa in piu' o in meno che risolvono la cosa.
Poi, se è vero in Polonia un operaio produce come 5 dei nostri dobbiamo concludere che in Italia non vanno gli impianti o le infrastrutture (e non bastera' un sacrosanto recupero di qualche punto % di assenteismo per essere competitivi).
E' poi possibile pensare di essere competitivi in Italia con produzioni di Auto a basso valore (mentre quelle ad alto valore verrebbero prodotte in USA, si dice)?

A voler ben vedere il modello a cui guardare dovrebbe essere quello TEDESCO, che dicono basarsi anche sulla compartecipazione del sindacato e dei dipendenti agli obiettivi (e anche agli utili o sacrifici) dell'azienda.

Ma FIAT non sembra proprio disponibile a concessioni in quella direzione, anzi quando si chiedono dettagli sugli investimenti la risposta e' stizzita: "possiamo andare altrove ad investire dove non chiedono dettagli...". Perche'?

Il modello tedesco della compartecipazione finisce per legare molto un'Azienda ad un Paese ed alle sue maestranze. La VW, la Mercedes, la BMW sono e si sentono aziende Tedesche (o bavaresi addirittura) e in quanto tali vengono supportate dal loro Paese, dipendenti e cittadini. Fra l'altro questo modello porta con se una maggiore motivazione e lealta' dei dipendenti, requisito importante per la produttivita' che mal si ottiene solo con una gestione autoritaria. E la politica del Paese le supporta con una politiche industriali adeguate (e' un dare/avere). Daltro canto in Germania un'eventuale spostamento di produzione o riduzione di personale deve essere discusso e giustificato col Paese ed i sindacati, i quali chiedono di discutere le strategie e "cosa si possa fare altrimenti". In quel Paese non si accetterebbe di ritrovarsi dopo anni con fabbriche obsolete ed improduttive, per cui si chiede conto degli investimenti. Pena rinuncia a sussidi e collaborazione del Paese (ipotesi che immagino non venga nemmeno presa in considerazione).
Domanda: perche' alla FIAT non piace questo modello?

Beh e' stato piu' o meno detto: La FIAT vuole avere le mani libere. Non vuole "sentirsi" Italiana, pensa che non gli convenga! Non per nulla ha anche rifiutato di insistere per altri incentivi sulla rottamazione.
E' un peccato che Marchionne non ci dica il perche' (sarebbe forse piu' istruttivo ed utile per il Paese, molto più che la discussione sul contratto nazionale), ma si possono fare ipotesi:

  1. La FIAT non crede nel Paese, per i suoi sindacati che sono ideologici, non collaborativi (anche se la FIAT non mi sembra che si sia dimostrata aperta a concessioni di compartecipazione in ogni caso).
  2. La FIAT non crede nel Paese, perchè non ci sono validi ed affidabili interlocutori politici, non c'è politica industriale (possiamo dargli torto?)
  3. Ha promesso a Obama e gli USA che FIAT-Chrysler non sarebbe stata un azienda "ITALIANA". (molto probabile).

Io credo molto alle ultime 2 e soprattutto alla terza. Si noti che:

  • gli accordi per Chrysler prevedono guarda caso punti strategici come "la produzione di motori", "aggiornamento degli impianti" ed il "trasferimento di tecnologie" negli USA. (evidentemente in USA di strategie la FIAT discute...)
  • mentre FIAT sale al 25% in Chrysler, i restanti 63.5% sono detenuti dai SINDACATI AMERICANI, il 9.2% dal TESORO USA e il 2.3% dal GOVERNO CANADESE. Tutti interlocutori ben titolati quindi per discutere di strategie, ben più dello Stato Italiano e dei nostri sindacati!!
  • NOTA: come al solito noi cadiamo dalle nuvole scoprendo che gli altri sono sempre più dirigisti, mentre noi dissertiamo di liberismo assoluto.

Quale che sia la verità, visto che non vuole svelare il suo gioco, sta a noi italiani, al Governo (che latita), ai giornalisti, ai sindacati andare a fondo ed ottenere risposte. Altrimenti possiamo concedere tutto quello che vogliamo, ma se non saremo competitivi (economicamente) e forti politicamente, scopriremo fra qualche anno che Mirafiori e Pomigliano verrano chiuse comunque!! E la FIAT sarà sempre meno un'AZIENDA ITALIANA (magari sempre più AMERICANA).